La bottega di Michele Ducato Nellʼarmonico contrasto di una mano sapiente

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Tra porte e portoni di una moderna Bagheria, scorgiamo un piccolo cancelletto; molti conoscono cosa si cela aldilà di quel ferroso sipario: la bottega di Michele Ducato. Michele, classe 1972, figlio del noto pittore di carretti Giuseppe Ducato, ci accoglie nella sua affascinante bottega. Varcata la soglia dʼingresso, lasciato il mondo dʼasfalto e lamiera alle nostre spalle, sembra di fare accesso ad un mondo irreale, fatto di materia e colori nellʼarmonico contrasto di una mano sapiente. La bottega, a differenza di uno studiolo o laboratorio che sia, si riconosce e si distingue a primo impatto: essa emana storia da tutti gli oggetti che la compongono ed ogni singolo elemento, fa parte di una composizione casuale ma riccamente poetica. Prove di colore alle pareti, sulle superficie lignee dei mobili abilmente intagliati; coloratissimi ripiani colmi di pennelli la cui polvere in alcuni, crea quel pallido velo di nostalgico sapore. E mentre gli anni trascorrono, la passione per la pittura sui carretti cresce sino a fare un continuum che unisce la mano del padre a quella del figlio. Michele Ducato ci spiega come vive oggi la pittura dei carretti: una concezione che prevede la conservazione integrale della tradizione, facendo del carretto la memoria storica della tradizione siciliana.

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Grazie alla Mostra “Forme e Colore del carretto siciliano” del 1978, la pittura dei carretti mutò la sua essenza, puntando le luci sulla raffinatezza stilistica della rappresentazione, sullʼaspetto meticoloso della raffigurazione, prescindendo dalla funzione originaria  dellʼoggetto. Michele ai tempi, aveva solamente 6 anni ed è proprio in tenera età che la passione inizia a scavare lʼanima: i colori, i pennelli, strumenti magici dalle mille fattezze; la lucentezza di un riflesso, la sapiente maestria con la quale si accosta un colore allʼaltro, le armonie ed i contrasti cromatici, il sapiente gioco della sovrapposizione, delle soavi sfumature. Dalla scelta del legno ovvero, frassino, noce e faggio alla costruzione del carretto; dallʼassemblaggio degli elementi  allʼintaglio dei rilievi. Una compatta stesura di biacca (un fondo bianco che precede la decorazione pittorica) ne riveste integralmente il carretto. E proprio da quel momento, il pittore di carretti, restituisce “vita” ad un elemento sapientemente intagliato ma ancora privo di sensi. Eʼ la pittura lʼanima dellʼoggetto: la maga artefice portatrice di stupore e di splendore. Michele Ducato, seduto su di uno sgabello il quale fa parte di una semplice e complessa macchina teatrale che vede tutti gli oggetti presenti, attori di una magica rappresentazione: narrano della passione per lʼarte, dellʼispirazione artistica mista alla sapienza dellʼartigianato oggi purtroppo, rarissima preziosità in un deserto di scartoffie seriali. Michele Ducato, grazie alla sua disponibilità e cortese attenzione verso gli ospiti, ci aiuta a calarci dentro gli oggetti svelandocene la vera essenza: ci mostra un vecchio barattolo di latta contenente alcuni pennelli…ma quelli, non sono comuni pennelli: sono gli strumenti del padre, pennelli di ultima generazione utilizzati e sperimentati da una mente che non viveva nella prigione dei propri tempi ma sempre in attività, nella continua scoperta dei nuovi materiali, di nuove vedute, di nuovi orizzonti. La grande maestria trasmessa dal padre, vive ancora nelle mani del figlio, nelle tavolozze di legno sulle quali spiccano rossi intensi di grande passione; vive nel luccichio di uno sguardo che rimembra le parole di un padre, vive sui manifesti e sulle foto affisse alle pareti. Eʼ ovunque, e si sente tangibile nellʼaria tattile fatta di grande maestria.

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Su di una sedia, troneggia un cereo felino dagli occhi smeraldi e dalle lunghe vibrisse: è Gigia, il silente fruitore delle opere in realizzazione. Si potrebbe scrivere unʼinfinità di episodi, aneddoti e grandi eventi sulla bottega di Michele Ducato: dalla visita della più importante televisione internazionale, la BBC, alla presenza di numerose trasmissioni che ne hanno realizzato interviste e servizi; dai grandi eventi alla mostra organizzata dalla fondazione Federico II, presso la sede del Parlamento siciliano. La bottega dei Ducato e Villa Palagonia, hanno rappresentato per lungo tempo la cittadina di Bagheria, tra prestigio, maestria e cultura. Questa volta però, le luci di questo brano desiderano puntare lʼattenzione non solo sul prestigio della bottega dei Ducato, ma anche e soprattutto sul valore della bottega, sulla magia di una chiacchierata allʼinterno di uno spazio chiamato bottega, capace di mischiare il passato al presente, capace di dar voce agli oggetti da un fugace sguardo, e udire voci e risa lontane da antiche fotografie, testimoni di gioie trascorse. Grazie a questi rarissimi tesori come la bottega di Michele Ducato, la tradizione non muore, vive e sopravvive fiera, dal malefico logorio di un mondo fatto di stampi e decalchi.

di Barbara Correnti



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